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Comune di Casalciprano

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Arte e Monumenti

Casalciprano Sacra


Nei tempi antichi Casalciprano faceva parte della Diocesi di Boiano, e veramente, per ragioni di viabilità e vicinanza, era giusto che appartenesse a quella Sede Vescovile, anziché alla più lontana di Trivento. Ma da circa due secoli e, mezzo fu distaccata da Boiano, e non saprei per quale ragione.


Casalciprano ha una sola parrocchia, già chiesa ricettizia di R. Patronato, sotto il titolo di San Salvatore o della Trasfigurazione. Il paese è sotto la protezione di S. Cristanziano del Piceno, discepolo di S. Emidio, dell'epoca posteriore a Diocleziano e nel momento della pacificazione Costantiniana. La sua festa si celebra il 13 di maggio. Non è ricordata nel martirologio e non trovo elementi sufficienti per conoscere come e quando il suo culto sia incominciato in Casalciprano; a meno che non si volesse dire che per essere discepolo prediletto di S. Emidio nell'evangelizzazione del Piceno, e S.Emidio protettore del terremoto, Casalciprano, terra eminentemente soggetta al terribile cataclisma, per ciò lo avesse eletto a suo protettore. S. Cristanziano finì la sua vita terrena nel martirio più atroce, e dopo barbare sevizie, fra le quali quella della confettura di schegge di canne tra le unghie, fu lapidato.

Da ciò la pia usanza della benedizione e distribuzione di piccoli pezzi di canna, nel giorno della sua festa; i fedeli li conservano con grande devozione.

Non tralascio di notare che tutta Casalciprano venera il suo gran Santo principalmente perchè allontana dalle sue campagne la grandine e i temporali. in un antichissimo manoscritto, che è la novena di S. Cristanziano si ripete il versetto "libera tutti noi dalle tempeste". Ad ogni approssimarsi di temporale gli scongiuri si fanno con la preziosa reliquia, alla porta della Chiesa di S.Maria.
Perchè questa pia credenza?

Nel momento del suo supremo martirio, una terribile grandinata si abbattè su quella contrada, e finì soltanto per intercessione del Santo, che alzando la mano fugò il temporale devastatore.
Di generazione in generazione la fede si fa sempre più profonda nell'anima di tutti i cittadini, e sta di fatto che la grandine molto raramente danneggia le sue campagne.


Chiesa di S. Salvatore

E’antichissima, non se ne conosce la fondazione; la porta maggiore e la porta laterale la dicono romanica. Della chiesa primitiva forse situata nello stesso sito, non rimane quasi nulla, all'infuori dei pezzi che formano le due porte. Il terremoto del 1456 o quello anche più terribile del 1348 la dovette abbattere. Risulta l'esistenza sicura di una Chiesa Matrice sotto il titolo di S. Salvatore solamente dal 1690, molto probabilmente nel sito ove trovasi quella attuale. Per antichità fu abbattuta nel 1761, e dopo 23 anni di continuo lavoro il 21 marzo 1784 fu benedetta dall'Arciprete Sbarra. Ebbe però un peccato di origine. Il vano bellissimo, slanciato, con ornati barocchi, é troppo largo, e con tutto che le mura hanno alle fondamenta uno spessore di m. 2.10, la volta ha segni di debolezza ed anche senza i danni cagionati dai successivi terremoti, avrebbe abvuta poca consistenza.

L'orrendo terremoto del 26 luglio 1805 di nuovo la rovinava, e ben 13 anni rimase abbandonata.
Nel 1819 con ingenti sacrifici sopportati dalla intiera poplazione, e mercè la cura e vigilanza del Sindaco Nicolangelo Antonecchia e dell'arciprete D. Pasquale, suo fratello, fu ripreso il restauro, e il 3 aprile 1821, resa adatta ai divini uffici, fu benedetta dallo stesso arciprete, previa licenza del Vescovo di Triventi Mons. Berardino D'Avolio dell'Ordine dei Cappuccini, e con sommo giubilo e lieti applausi dell'intera popolazione. Ma purtroppo e per la sproporzionata ampiezza del vano e per la cattiva costruzione, la povera chiesa nel 1845 veniva chiusa al culto. Rinnovata la volta ed il tetto fu riaperta e benedetta il 23 marzo 1851.

Nel 1886 si procedette ad ampii restauri al tetto ed al campanile sotto l'Amministrazione del Sindaco Cav. Uff. Orazio Montalbò e per cura del fratello arciprete D. Francesco, ma la cupola del campanile, malamente costruita, cadde dopo pochi anni. La Chiesa avrebbe potuto resistere al tempo, ma il terremoto del 19 febbraio 1907 fece cadere una parte della volta e produsse sensibili lesioni nelle mura. Dopo essere rimasta chiusa al culto per parecchi anni, fu riaperta in seguito alla messa a posto di quattro solide catene di ferro, che rafforzano le mura e la volta.
Quale meraviglia quindi se la chiesa presente, dopo sì terribili e continui cataclismi, nulla conservi di antico e di artisticamente pregevole?

Sull'altare maggiore è un quadro di non spregevo1e fattura, copia di parte della Trasfigurazione del Sommo Raffaello. Se ne dice autore un Carano di Caorvilli. Vi è pure una bella statua della Immacolata del Citarelli o del Di Zinno, se l'occhio non m'inganna. Cimelio antichissimo è l'acquasantiera della primitiva chiesa quattrocentesca, che porta nel cavo il divino pellicano. Ammirasi pure un ricco e grande trono in cui è la Madonna. del Carmine, acquistato dai fratelli Bertarelli di Milano per interessamento del Sig. Alberico Fonte e con le offerte degli emigrati. E' un trono di bella fattura, molto difficile ad ammirarsi in altre chiese dei vicini paesi. Fra gli arredi sacri si ammira una ricca e molto pregevole pianeta di seta tutta ricamata in oro difficile a trovarsi in altre chiese o cattedrali.

Non è molto antica, forse del principio dell'800 e si ignora da chi fu comprata e per quale somma.
La campana, della. chiesa si ruppe poco dopo il 1900 e fu subito rifusa dalla Ditta Marinelli di Agnone, con la spesa di circa lire duemila offerte dal popolo. La fusione ebbe luogo nella Chiesa di S. Rocco, e pesa dieci quintali e mezzo.

Il seppellimento dei cadaveri nei tempi antichi si faceva in tutte le chiese, meno in quella di S. Rocco ma tale usanza fu abolita con legge dell'undici marzo 1817, regnando Ferdinando I. A. Casalciprano la legge non fu attuata subito, e soltanto nel 1857 fu completata la costruzione del camposanto. Il primo cadavere ivi sepolto il l0 aprile dello stesso anno fu quello di Nicolangelo Ruta ,di Nunzio e Rosalia Cimaglia, di mesi due.
I sacerdoti continuarono a. seppellirsi nell'apposita cripta esistente nella Chiesa Parrocchiale, e l'ultimo sacerdote, ivi deposto fu D. Michelangelo Fonte, morto nel 1873. Gli altri sacerdoti morti in seguito sono stati seppelliti nel camposanto. Ivi in dicembre 1929, per interessamento dei Padri Missionari è stata innalzata una grande e bella Croce di ferro, acquistata con l'obolo dei fedeli.
Con grande pompa e solennità e con l'intervento di tutto il popolo fu benedetta da Monsignor Attilio Adinolfi, Vescovo di Trivento insieme col suo Vicario Mons. Vasile per rendere più solenne la chiusura della Missione durata ben quindici giorni.

Infine non tralascio di notare che recentemente sono stati restaurati a spese di devoti gli altari e le statue della Chiesa Madre e per interessamento dell'Arciprete Mainella che ha provveduto a sue spese ai restauri dell'altare maggiore, del pergamo, della balaustra dell'altare di S. Mamerte ecc. Le lampadine elettriche non sono molte, per evitare ogni teatralità, giusto i sacri canori.

Casalciprano non aveva mai avuto un pubblico orologio, neppure nei tempi più remoti. Soltanto nel 1924 sorse un attivo e solerte comitato per soddisfare il desiderio vivissimo del popolo di avere un orologio.

Questo, fornito Dalla Ditta Curci di Napoli, fu impiantato sul culmine della facciata principale della Chiesa Madre. Fu inaugurato il 25 giugno 1925 alle ore 6 pomeridiane e benedetto dall'arciprete, che pronunziò un bellissimo discorso di occasione.


Chiesa di S. Rocco

E’ questa una antichissima, chiesetta posta, nel punto centrale del paese. Forse Bedia Benedettina. Già beneficio semplice di libera collazione episcopale. Fu goduto dal defunto Sac. D. Vincenzo De Pardo, sino alla sua morte. Poscia i beni consistenti in alcuni terreni furono venduti dal Demanio. La campanella fu acquistata dall' Arciprete Antonecchia per ducati 10.


Chiesa della SS. Annunziata

Si vede questa antichissima chiesa presso una sorgente di acqua potabile che pur essa porta i segni di secoli, in amena vallata a circa due chilometri dall'abitato.

Pur essa è stata fatta e rifatta in seguito ai terremoti ed è miracolo che ancora si mantenga in piedi. Meta di continui pellegrinaggj, specie nei giorni 24 e 25 marzo, ha pure una discreta fiera frequentatissima dai cittadini dei comuni vicini ed anche lontani. La devozione alla Madonna fa accorrere fedeli numerosi, specie da Campobasso. E’vecchia consuetudine il giorno della sua festa, certo superstizione non commendevole, girare intorno all'altare con bambini e giovani; per poi chiamarsi compare o comare, quasi si fosse raggiunta una cognazione spirituale.
Eguale consuetudine vigeva il giorno dell' Annunziata nel Comune di Morrone del Sannio alla Chiesa rurale e monumentale di S. Maria Casalciprano; ma Mons. Di Milia la proibì, facendovi apporre forti cancelli, di ferro.

La statua della Madonna è stata malamente deturpata nel suo viso e in quello del Bambino, nonché nelle mani, con orribile vernice e per adattarvi una corona d'argento ed un abito a stoffa di seta ricamata, scalpellata nella testa ed in altre parti.
La statua è bizantina, certamente antichissima forse prima del mille, epoca in cui dovette esistere in quelle. adiacenza l'antica Coccheta. Non si sa perché il popolo da secoli l'avesse battezzata un'annunciazione. Un anacronismo inammissibile per una Madonna che ha il Bambino divino, quando il Verbo non ancora s'incarnava. Ma così è venerata, ed é giusto elle sotto tale denominazione, consacrata dalla devozione di generazione in generazione, continui ad essere invocata.
Un buono artefice potrebbe ridurla allo stato primitivo e far rilucere il bell’oro della scuola bizantina e darle l'espressione delle statue di quell’epoca, quando i sommi scultori si preparavano all’opera d’arte con orazioni e digiuni.

L'altare di marmo é di recente costruzione, e fu costruito a spese dei devoti paesani per interessamento e cura del Sig. Alberico Fonte.
La chiesa oggi é di patronato comunale, ma per lo innanzi appartenne all'antica famiglia Santangelo. I Santangelo, potentissimi e ricchi di feudi nel 1300 e 1400, per varie vicende andarono trasferendosi di paese in paese ed in ultimo, quasi poveri, costretti a ridursi in Busso, ma risorse a lustro e potenza per mezzo di Nicola Santangelo ministro di due re Borbonici ed autore della collezione “Santangelo”ammirata nel Reale Museo.

Le Chiese dirute

Il disastroso terremoto del 26 luglio 1805 rase al suolo due chiese: quella S. Pietro e quella della Maddalena. Nulla rimase della prima: né arredi, né statue, né ricordo alcuno.
Dell’altra si conserva ancora una piccola statua della Maddalena, rimessa a nuovo solamente verso il 1900, esistente oggi nella chiesa parrocchiale.
Non tralasciamo di far menzione di un piccolo ospedale che esisteva prima del 1805 nelle vicinanze della chiesa e propriamente nello spazio adiacente alla casa oggi di Orazio Mastropietro. Aveva rendite proprie provenienti da fondi rustici passati dopo in proprietà della Congregazione di Carità.